Ma il treno dei desideri…
La storia che raccontiamo oggi ha inizio alla stazione di Porta Nuova, a Verona. Sono le 15.35 di un lunedì di giugno.
Diversi sono gli studenti universitari che, in periodo di esami, entrano in stazione per tornare a casa, sul lago di Garda. Il viaggio Verona-Peschiera è di 23 chilometri, dura circa un quarto d’ora e il costo del biglietto di sola andata è di € 2,35.
Appena entrati, iniziano per loro le spiacevoli sorprese: sul tabellone degli orari per il loro treno, il regionale delle 15.40 per Milano, è già previsto un quarto d’ora di ritardo, a causa di quello accumulato da due treni a lunga percorrenza provenienti da Venezia: l’Eurostar city delle 15.02 per Milano, in ritardo di 35 minuti, e quello delle 15.32 per Torino, in ritardo di 15 minuti.
Il regionale parte alle 15.55, dopo aver dato pazientemente la precedenza agli Eurostar. Sembra un ritardo normale, a cui i pendolari della tratta Verona-Brescia sono abituati da sempre, visto che i treni a lunga percorrenza sono spesso in ritardo ed i regionali devono dar loro la precedenza. E proprio per queste cattive abitudini i viaggiatori sono risarciti ogni tanto con sconti sull’abbonamento mensile.
All’altezza di Lugagnano il treno inizia a rallentare, per poi fermarsi definitivamente alla stazione (dismessa) di Sommacampagna. Subito dall’autoparlante una voce avverte i passeggeri che si ripartirà con un ritardo di 10 minuti. E la gente inizia a borbottare, stupita del fatto di viaggiare su un treno che sfugge alle leggi spazio-temporali, che parte con un quarto d’ora di ritardo, si ferma per problemi tecnici e riparte con meno ritardo di quello con cui era partito!
Passa ancora qualche minuto e dagli altoparlanti viene diffusa la più verosimile notizia che il convoglio ripartirà con 40 minuti di ritardo a causa di un guasto alla linea, e che il capotreno è disponibile sul vagone di testa per dare maggiori informazioni.
Intanto un terzo Eurostar diretto a Milano supera il regionale, ancora fermo a Sommacampagna, facendo aumentare il disagio dei passeggeri, che iniziano a sentirsi presi in giro. In molti si recano dal capotreno, che spiega che il ritardo è dovuto ad una rotaia rotta, problema indipendente da Trenitalia, che gli Eurostar hanno sempre e comunque la precedenza sui regionali e che si può chiedere il rimborso del biglietto compilando un modulo disponibile presso le biglietterie delle stazioni.
Con calma il treno riparte, a velocità limitata: la rotaia è veramente rotta, all’altezza del deposito di legnami di Castelnuovo, e gli operai si stanno dando da fare per ripararla. Si arriva alla prima fermata, quella di Peschiera, alle 16.50, con 55 minuti di ritardo.
Non è un dramma, può succedere. Il problema è che tra guasti alla linea e ai treni, e ritardi accumulati da convogli a lunga percorrenza, i pendolari della Milano-Venezia lamentano spesso condizioni di viaggio inadeguate all’importanza della linea. Chi lavora o studia a Milano, Brescia, Verona, Vicenza, Padova o Venezia non può essere sicuro che il suo treno arriverà in orario: la puntualità è vista come l’eccezione, non come la regola. Trenitalia snocciola dati, relativi alla puntualità dei treni, che vengono smentiti periodicamente dai campionamenti di associazioni di ambientalisti o di pendolari, ma anche dal vissuto della gente. Per dimenticare un ritardo, dicono gli esperti, occorrono 7 arrivi in orario.
Ed è così che molti, pur di non prendere treni sporchi, spesso pieni e inaffidabili, preferiscono spendere di più e talvolta impiegare più tempo, ma viaggiare con la propria inquinante auto.
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di Fausto Recchi




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